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Nell'età del jazz, del blues e dello swing
le donne e le lesbiche si aprirono faticosamente la strada in un
campo musicale largamente dominato dagli uomini, soprattutto per
quanto riguardava il ruolo di direzione orchestrale e l'uso di alcuni
strumenti considerati "maschili". Fino alla seconda metà
dell'Ottocento alle donne veniva riservato lo studio del piano,
dell'arpa, della chitarra e del canto, ma prevalentemente in una
dimensione domestica e non professionale. Le cose cominciarono a
cambiare con la popolare forma di spettacolo del Vaudeville e, dagli
inizi del Novecento, soprattutto con il fondamentale apporto vocale
e strumentale delle donne afro-americane. Sophie Tucker fu la prima
donna a dirigere una jazz band maschile, la "Sophie Tucker's
Five Kings of Syncopation". Seguirono Bobbie Howell con gli
"American Syncopators" (tra i quali spiccava la trombettista
Dolly Jones), Sweet Emma Barrett con i suoi "Bell Boys",
Bobbie Grice con i "Fourteen Bricktops", la pianista Lovie
Austin con i suoi "Blue Serenaders", Valaida Snow, L'Ana
Webster, l'orchestra di Bee Palmer. Negli Stati Uniti, a partire
dalla fine degli anni Venti e per tutti gli anni Trenta, esplose
il fenomeno dei gruppi musicali "all-female", presenti
anche in Germania, in Olanda, a Cuba, in Giappone, in Inghilterra
e in altri paesi.
Questa tendenza
si sviluppò sia nel campo della musica classica che
in quello del jazz. Fra le numerose formazioni jazz di donne
nere e bianche, vanno almeno citate quella diretta da Lil
Armstrong (prima moglie di Louis), le "Dixie Rhythm
Girls", le "Dixie Sweethearts", le "Harlem
Playgirls", le "Melody Maids", "The
Bluebells", la “Rita Rio's All-girl Band",
il quartetto di tromboni di Edna White, il quintetto di
Viola “Vi” Burnside, le "All American Girls"
di Ada Leonard, il trio di Beryl Booker, le "Darlings
of Rhythm" con lo splendido sax tenore di Margaret
Backstrom, le "All-Stars" di Eddie Durham, le
"Hip Chicks" (Mary Osborne, Marge Hyams, L'Ana
Webster), le "International Sweethearts of Rhythm",
le "Swinging Rays of Rhythm" le "Melodears"
di Ina Ray Hutton, l'orchestra All-Girl di Peggy Gilbert,
"The Parisian Redheads", "The Twelve Vampires",
le "Prairie View Co-Eds", le "Hollywood Redheads"
di Babe Egan, la "Phil Spitalney's All Girl String
Orchestra". Dopo la seconda guerra mondiale la tradizione
musicale di autonomia femminile venne mantenuta - tra i
molti ostacoli frapposti da una società che puntava
alla "normalizzazione" casalinga delle donne e
alla loro espulsione dalla scena pubblica - dalle "Hell-Divers"
di Ernestine “Tiny” Davis, dal Vadel Quintet,
dal Marian McPartland Trio, dalle bands di Ina Ray Hutton
e di Ada Leonard.
Fu questa resistenza a garantire la continuità con
le protagoniste del rock e poi con le artiste della seconda
ondata femminista e con i numerosi gruppi musicali di sole
donne che caratterizzarono il femminismo, portando al movimento
dei Festival di musica delle donne a cominciare dalla loro
“Big
Mama”,
il Michigan’s Women’s Music Festival. Nel solco
di questa tradizione, il talento della grande Mary Lou Williams,
arrangiatrice già negli anni Trenta e direttrice
delle “Girls Star”, ha trovato una fonte auto-riconosciuta
di formazione ed ispirazione.
Nella prima metà del Novecento, raggiunsero inoltre
la fama individualmente, in formazioni orchestrali maschili
- in una atmosfera spesso ostile, nella quale sono stati
testimoniati maltrattamenti e persino stupri - le sassofoniste
Elsie Smith, Roz Cron e Josephine Boyd, la trombonista,
pianista e arrangiatrice Melba Liston, le trombettiste Jean
Starr, Billie Rogers, Dyer e Dolly Jones, Edna Williams,
Toby Butler, Valaida Snow, la percussionista Viola Smith,
la vibrafonista Marjorie Hyams e molte altre. Alcune di
loro, come le trombettiste Ernestine "Tiny" Davis
e Flo Dryer, la bassista Edna Smith e la chitarrista Carlene
Ray, passarono dal professionismo "misto" alle
band di sole donne, e viceversa.Infine, meravigliose voci
di donne hanno costruito il blues classico e quello “anticlassico”,
interpretando emozioni e sentimenti, poesia e realtà.
Molte delle
cantanti afro-americane del circolo di Harlem erano lesbiche
o bisessuali, come Bessie Smith, Alberta Hunter, Jackie
"Moms" Mabley, Mabel Hampton, Ma Rainey, Gladys
Bentley, Ethel Waters, Mabel Mercer, Joséphine Baker,
Clara Smith, Bessie Jackson, Jackie Mabley. Trasgredivano
alla normatività eterosessista parecchie musiciste
bianche e nere, quali Peggy Gilbert, Tiny Davis, Ruby Lucas,
Yvonne Dixie Fasnacht. Alcune praticavano il cross-dressing
facendone uno strumento di comunicazione sessuale e di fascino,
un’arte che negli anni Cinquanta la male impersonator
Stormé DeLarverie portò all’eccellenza.
Nella musica blues, in cui la sessualità giocava
un ruolo significativo, affioravano in modo particolare
il conflitto di genere e il desiderio di infrangere i modelli
restrittivi.
L’interazione
lesbiche-eterosessuali era spesso intima e feconda, costituendo
una barriera protettiva rispetto all’omofobia e alla
misoginia dominanti, che comunque restavano tanto forti
da indurre Billy Tipton (1914-1989) al passing definitivo
e clandestino, scoperto soltanto con la sua morte. La “vera
vita” di gay e lesbiche nel complesso restava marginale
o nascosta dietro matrimoni e relazioni di facciata, come
nell’ambiente del cinema, ed è emersa, in una
piccola percentuale di casi, solo con lo scavo storico postumo
o in tardivi coming out. Tanto più preziose, perciò,
sono le esistenze di coloro che vissero le proprie esperienze
e scelte alla luce del sole o della ribalta, e delle persone
che offrirono un solidale sostegno a questa indispensabile
e fondamentale libertà.
Lesbian
Blues è stata realizzata
grazie alla ricerca bibliografica e documentaria di Rosanna
Fiocchetto e Isabel Cholbi. Hanno lavorato alla realizzazione:
Chiara Neviani, Marta Bencich, Luki Massa, Camilla de Concini.
Ringraziamo Greta Schiller e Andrea Weiss per aver contribuito
con fotografie originali di repertorio. La mostra resterà esposta all’interno
del cinema Nosadella per tutta la durata del festival.
Lesbica, embé? Noi
ci raccontiamo così
La mostra nasce da un concorso fotografico proposto
e curato da Fuoricampo nell’ambito di “Kesbilé
- Speciale in occasione dell’ Roma Europride 2011”.
Foto di Paola Ferraro
"Lesbica, embé?" è un vecchio slogan
usato nelle manifestazioni lesbiche. Lo abbiamo riproposto
alla ricerca di uno sguardo nuovo e attuale su ciò
che ci distingue: la bellezza, l’orgoglio, la fortuna,
la forza dell'essere lesbiche. Insomma, essere spudoratamente
lesbiche!
Durante la giornata “Kesbilé
Speciale Europride 2011” il pubblico ha potuto votare
la foto preferita. La fotografia vincitrice è “Altri
tempi” di Nicoletta Montemaggiori.
Espongono: Agata Katia Lo Coco, ARA LH,
Maria Albanese, Patrizia Patrizi, Flavia Magnifici, Tiziana
Gambini, Annalisa Masala, Camilla de Concini, Nicoletta
Montemaggiori, Paola Ferraro.