Some Prefer Cake - Bologna Lesbian Film Festival - Italy
LA 6a EDIZIONE SPC > 20/21/22/23 SETTEMBRE 2012

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16 e 17 settembre
Museo della Musica
Palazzo Sanguinetti
Strada Maggiore, 34 BO

EVENTO PRE-FESTIVAL

Passing Divas
Donne, musica e travestimenti

Un evento di Some Prefer Cake
in collaborazione con
Comunicattive
e Museo
della musica di Bologna

con il patrocinio del
Quartiere San Vitale

Il video del concerto di UNA

 

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Mostre

Lesbian Blues

Nell'età del jazz, del blues e dello swing le donne e le lesbiche si aprirono faticosamente la strada in un campo musicale largamente dominato dagli uomini, soprattutto per quanto riguardava il ruolo di direzione orchestrale e l'uso di alcuni strumenti considerati "maschili". Fino alla seconda metà dell'Ottocento alle donne veniva riservato lo studio del piano, dell'arpa, della chitarra e del canto, ma prevalentemente in una dimensione domestica e non professionale. Le cose cominciarono a cambiare con la popolare forma di spettacolo del Vaudeville e, dagli inizi del Novecento, soprattutto con il fondamentale apporto vocale e strumentale delle donne afro-americane. Sophie Tucker fu la prima donna a dirigere una jazz band maschile, la "Sophie Tucker's Five Kings of Syncopation". Seguirono Bobbie Howell con gli "American Syncopators" (tra i quali spiccava la trombettista Dolly Jones), Sweet Emma Barrett con i suoi "Bell Boys", Bobbie Grice con i "Fourteen Bricktops", la pianista Lovie Austin con i suoi "Blue Serenaders", Valaida Snow, L'Ana Webster, l'orchestra di Bee Palmer. Negli Stati Uniti, a partire dalla fine degli anni Venti e per tutti gli anni Trenta, esplose il fenomeno dei gruppi musicali "all-female", presenti anche in Germania, in Olanda, a Cuba, in Giappone, in Inghilterra e in altri paesi.

Questa tendenza si sviluppò sia nel campo della musica classica che in quello del jazz. Fra le numerose formazioni jazz di donne nere e bianche, vanno almeno citate quella diretta da Lil Armstrong (prima moglie di Louis), le "Dixie Rhythm Girls", le "Dixie Sweethearts", le "Harlem Playgirls", le "Melody Maids", "The Bluebells", la “Rita Rio's All-girl Band", il quartetto di tromboni di Edna White, il quintetto di Viola “Vi” Burnside, le "All American Girls" di Ada Leonard, il trio di Beryl Booker, le "Darlings of Rhythm" con lo splendido sax tenore di Margaret Backstrom, le "All-Stars" di Eddie Durham, le "Hip Chicks" (Mary Osborne, Marge Hyams, L'Ana Webster), le "International Sweethearts of Rhythm", le "Swinging Rays of Rhythm" le "Melodears" di Ina Ray Hutton, l'orchestra All-Girl di Peggy Gilbert, "The Parisian Redheads", "The Twelve Vampires", le "Prairie View Co-Eds", le "Hollywood Redheads" di Babe Egan, la "Phil Spitalney's All Girl String Orchestra". Dopo la seconda guerra mondiale la tradizione musicale di autonomia femminile venne mantenuta - tra i molti ostacoli frapposti da una società che puntava alla "normalizzazione" casalinga delle donne e alla loro espulsione dalla scena pubblica - dalle "Hell-Divers" di Ernestine “Tiny” Davis, dal Vadel Quintet, dal Marian McPartland Trio, dalle bands di Ina Ray Hutton e di Ada Leonard.
Fu questa resistenza a garantire la continuità con le protagoniste del rock e poi con le artiste della seconda ondata femminista e con i numerosi gruppi musicali di sole donne che caratterizzarono il femminismo, portando al movimento dei Festival di musica delle donne a cominciare dalla loro “Big
Mama”, il Michigan’s Women’s Music Festival. Nel solco di questa tradizione, il talento della grande Mary Lou Williams, arrangiatrice già negli anni Trenta e direttrice delle “Girls Star”, ha trovato una fonte auto-riconosciuta di formazione ed ispirazione.
Nella prima metà del Novecento, raggiunsero inoltre la fama individualmente, in formazioni orchestrali maschili - in una atmosfera spesso ostile, nella quale sono stati testimoniati maltrattamenti e persino stupri - le sassofoniste Elsie Smith, Roz Cron e Josephine Boyd, la trombonista, pianista e arrangiatrice Melba Liston, le trombettiste Jean Starr, Billie Rogers, Dyer e Dolly Jones, Edna Williams, Toby Butler, Valaida Snow, la percussionista Viola Smith, la vibrafonista Marjorie Hyams e molte altre. Alcune di loro, come le trombettiste Ernestine "Tiny" Davis e Flo Dryer, la bassista Edna Smith e la chitarrista Carlene Ray, passarono dal professionismo "misto" alle band di sole donne, e viceversa.Infine, meravigliose voci di donne hanno costruito il blues classico e quello “anticlassico”, interpretando emozioni e sentimenti, poesia e realtà.
Molte delle cantanti afro-americane del circolo di Harlem erano lesbiche o bisessuali, come Bessie Smith, Alberta Hunter, Jackie "Moms" Mabley, Mabel Hampton, Ma Rainey, Gladys Bentley, Ethel Waters, Mabel Mercer, Joséphine Baker, Clara Smith, Bessie Jackson, Jackie Mabley. Trasgredivano alla normatività eterosessista parecchie musiciste bianche e nere, quali Peggy Gilbert, Tiny Davis, Ruby Lucas, Yvonne Dixie Fasnacht. Alcune praticavano il cross-dressing facendone uno strumento di comunicazione sessuale e di fascino, un’arte che negli anni Cinquanta la male impersonator Stormé DeLarverie portò all’eccellenza. Nella musica blues, in cui la sessualità giocava un ruolo significativo, affioravano in modo particolare il conflitto di genere e il desiderio di infrangere i modelli restrittivi.
L’interazione lesbiche-eterosessuali era spesso intima e feconda, costituendo una barriera protettiva rispetto all’omofobia e alla misoginia dominanti, che comunque restavano tanto forti da indurre Billy Tipton (1914-1989) al passing definitivo e clandestino, scoperto soltanto con la sua morte. La “vera vita” di gay e lesbiche nel complesso restava marginale o nascosta dietro matrimoni e relazioni di facciata, come nell’ambiente del cinema, ed è emersa, in una piccola percentuale di casi, solo con lo scavo storico postumo o in tardivi coming out. Tanto più preziose, perciò, sono le esistenze di coloro che vissero le proprie esperienze e scelte alla luce del sole o della ribalta, e delle persone che offrirono un solidale sostegno a questa indispensabile e fondamentale libertà.
 
Lesbian Blues è stata realizzata grazie alla ricerca bibliografica e documentaria di Rosanna Fiocchetto e Isabel Cholbi. Hanno lavorato alla realizzazione: Chiara Neviani, Marta Bencich, Luki Massa, Camilla de Concini.
Ringraziamo Greta Schiller e Andrea Weiss per aver contribuito con fotografie originali di repertorio.
La mostra resterà esposta all’interno del cinema Nosadella per tutta la durata del festival.

Lesbica, embé? Noi ci raccontiamo così

La mostra nasce da un concorso fotografico proposto e curato da Fuoricampo nell’ambito di “Kesbilé - Speciale in occasione dell’ Roma Europride 2011”.

Foto di Paola Ferraro

"Lesbica, embé?" è un vecchio slogan usato nelle manifestazioni lesbiche. Lo abbiamo riproposto alla ricerca di uno sguardo nuovo e attuale su ciò che ci distingue: la bellezza, l’orgoglio, la fortuna, la forza dell'essere lesbiche. Insomma, essere spudoratamente lesbiche!

Durante la giornata “Kesbilé Speciale Europride 2011” il pubblico ha potuto votare la foto preferita. La fotografia vincitrice è “Altri tempi” di Nicoletta Montemaggiori.

Espongono: Agata Katia Lo Coco, ARA LH, Maria Albanese, Patrizia Patrizi, Flavia Magnifici, Tiziana Gambini, Annalisa Masala, Camilla de Concini, Nicoletta Montemaggiori, Paola Ferraro.





 



 


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