Some Prefer Cake - Bologna Lesbian Film Festival - Italy
LA 6a EDIZIONE SPC > 20/21/22/23 SETTEMBRE 2012

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16 e 17 settembre
Museo della Musica
Palazzo Sanguinetti
Strada Maggiore, 34 BO

EVENTO PRE-FESTIVAL

Passing Divas
Donne, musica e travestimenti

Un evento di Some Prefer Cake
in collaborazione con
Comunicattive
e Museo
della musica di Bologna

con il patrocinio del
Quartiere San Vitale

Il video del concerto di UNA

 

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LETTERAtura


A ROOM of One’s Own

Ci sono storie e storie. Tante, diverse e tuttavia simili. Simili perché si richiamano, legate da quel filo sottile che le tiene insieme, che le accomuna. Nel nostro caso parlano di noi, della nostra storia, del nostro immaginario, del mondo in cui viviamo e del modo in cui lo abitiamo:arricchendolo, diversificandolo, facendolo anche nostro. Diverse non solo per vicissitudini, intrecci e finali, ma anche per il modo in cui vengono raccontate: alcune restano solo parole, immediate e circostanziali, altre invece diventano romanzi. Altre ancora film. Che siano storie di vita vissuta o inventate, le storie lesbiche si trovano nella letteratura e nel cinema. Capita, a volte, che da un romanzo venga fuori un film: un dialogo tra arti in cui una parola, prima detta e poi scritta, diventa immagine filmica. Naturalmente, più l’industria editoriale è grossa, più il mercatocinematografico ha materiale da cui attingere. Occorre guardare dunque – forse con una punta d’invidia – al mercato angloamericano. Dal 1928, anno di pubblicazione de Il Pozzo della solitudine, strada ne è stata fatta. E se all’inizio Inghilterra e Stati Uniti ci hanno dato figure cult come Virginia Woolf (come non ricordare Orlando, scritto nel ’28 e diventato film nel ’92, con Tilda Swinton) e Gertrude Stein, superati i terribili anni ’50 e accantonato il Pulp, dopo

Stonewall la produzione è stata sistematica, a tal punto da potere quasi tracciare una storia del mercato editoriale lesbico. Prendiamo la Naiad Press ad esempio. Una casa editrice che ha iniziato nel 1973 (prendendo gli ordini per posta) e che ha raggiunto l’apice nel 1985. Quando ha chiuso, nel 2003, era una delle più grandi case editrici del mercato lesbofemminista del mondo. E non è finita lì. Oggi ci sono Bella Books, Regal Crest, Bold Strokes, Firebrand, Virago. Non mancano insomma donne che scrivono per donne e che leggono storie di altre donne.
Non mancano quindi storie per il grande schermo: The Children’s Hour, pièce teatrale che nel 1934 porta Lillian Hellman al successo e che nel 1962 diventa film grazie a William Wyler (in Italia: Quelle due con Audrey Hepburn e Shirley MacLaine). Oppure Desert of the Heart, scritto da Jane Rule nel 1964 (pubblicato dopo ben 22 tentativi) e girato da Donna Deitch nel 1985 (in Italia: Cuori nel deserto con Helen Shaver e Patricia Charbonneau). O ancora Il colore porpora di Alice Walker, trasformato in film per la regia di Steven Spielberg. Giusto per fare qualche esempio, ma la lista chiaramente contina.
In questa edizione ricordiamo Daphne Du Maurier, scrittrice britannica che nel 1938 raggiunge il successo con Rebecca, romanzo da cui Hitchcock trarrà il suo famoso film. Non sarà l’unico prestito della scrittrice al cinema: Gli Uccelli e Jamaica Inn sono altri due film che Hitchcock gira sulla base dei racconti di Du Maurier. O ancora Don’t Look Now, thriller di Nicholas Roeg (in Italia: A Venezia… un dicembre rosso shocking con Julie Christie e Donald
Sutherland) del 1973. Nel film di Clare Beavan (con la sceneggiatura di Margaret Forster, biografa della scrittrice) la vediamo sotto una nuova luce: una donna scissa tra il ruolo pubblico di madre e moglie e il ruolo privato, quello di chi ama e che ha paura di quello che sente.
Altra autrice che ha stabilito un dialogo costante col cinema è Sarah Waters. A partire da Tipping the Velvet, uscito nelle sale nel 2002, tutti i suoi romanzi più noti sono stati trasposti sul grande schermo: nel 2005 sarà la volta di Fingersmith e nel 2008 di Affinity. Quest’anno, invece, tocca a The NightWatch, per la regia di Richard Laxton, che proiettiamo al festival. Il libro, uscito in Gran Bretagna nel 2006, edito in Italia da Ponte alle Grazie, ha confermato Waters una delle principali autrici britanniche, un’autrice capace di coniugare storia e intreccio, ripercorrendo le vicende personali dei suoi personaggi sullo sfondo della seconda guerra mondiale.
Autrice prolifica, ma meno ricercata dal cinema, forse a causa della natura complessa, a tratti onirica, della sua scrittura, è Jeanette Winterson. Scrittrice di culto in Gran Bretagna e in Italia, Winterson è famosa per i suoi romanzi sperimentali quali Scritto sul corpo, Il sesso delle ciliegie, Non ci sono solo le arance. Quest’ultimo è l’unico grande titolo ad essere stato adattato per la televisione nel 1989, per la regia di Beeban Kidron e con la cura della sceneggiatura ad opera della stessa Winterson. Il film vinse un BAFTA e diventò anch’esso un film di culto. In questa edizione, proponiamo il corto Tough Girls Don’t Dream della regista ungherese Zsófia Zsemberi, tratto dal racconto Disappearence I, pubblicato in Italia da Mondadori nella raccolta Il mondo e altri luoghi. Sono, appunto, storie diverse: dalla biografia di Daphne, al romanzo storico di Waters, al racconto contemporaneo di Winterson. Storie scritte per restituirci un’altra immagine, un nuovo modo di vederci, di ripensarci. Ed è proprio grazie a questa narrazione, di libri e di film, che un nuovo mondo è possibile: un mondo in cui, come racconta Winterson, è ancora possibile continuare a sognare.

 
Lucia Occhipinti

 



 


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