Some Prefer Cake
Bologna International Lesbian Film Festival
V edizione
La cattiva abitudine di continuare rivoluzioni
Some Prefer Cake anche quest’anno cresce. Quattro giorni
di proiezioni di cinema lesbico da tutto il mondo, con molta
produzione indipendente e numerose anteprime nazionali, incontri,
presentazioni di libri, mostre e feste.
Ricchissima la programmazione di lungometraggi narrativi: la
Spagna ci regala anche quest’anno cinema acuto, sensibile
e divertente con 80 egunean e Nacidas para sufrir, capaci di
toccare temi profondi con ironia. Da Hong Kong il fantasioso
e frizzante All About Love. Omaggiamo la letteratura che diventa
sceneggiatura con The Night Watch, film dall’intreccio
avvincente tratto dal romanzo di Sarah Waters, e con Daphne,
che della scrittrice Daphne du Maurier traccia un’appassionante
biografia. Il controverso Gigola, francese, è un tuffo
sensuale nella scena lesbica della Parigi degli anni ‘60.
Infine, dall’Inghilterra, il giovane e introspettivo Break
My Fall ci porta ad atmosfere intense e autentiche.
Esaudiamo un nostro desiderio nell’avere con noi Greta
Schiller e Andrea Weiss, due autrici fondamentali della storia
del cinema lesbico. Al centro del loro lavoro, da sempre, ci
sono la storia e l’importanza di parlarne, divulgarla
e soprattutto non perderla, in questo momento storico di labilità
della memoria. Se si racconta la storia delle donne, si incontrano
inevitabilmente oppressioni ma, per fortuna, anche rivoluzioni.
Come quella delle donne che hanno creato il Feminist Art Movement,
ribellione alla cancellazione delle donne nel mondo dell’arte.
Il potente documentario !Women Art Revolution, anteprima italiana,
sarà seguito da un incontro con studiose dell’arte,
tra cui Catherine Gonnard, coautrice dell’importante volume
femmes artistes/artistes femmes.
SPC propone film che ci stupiscono, che ci espongono a visioni,
storie, pensieri che minano il simbolico dato. Guardando una
donna di 80 anni che suona la tromba o una signora degli anni
‘60 che guida un aereo in gonna e tacchi, impeccabile,
siamo sicure di non sentire anche noi un po’ di stupore?
La disabitudine a queste immagini è di per sé
una violenza, che la società ci fa celandoci le storie
delle donne che hanno vissuto la propria vita con il coraggio
di fare quello che amavano.
Ed emerge l’assoluto bisogno di continuare quelle rivoluzioni,
di fare storia, di creare storie, di nutrirci di immagini che
sfidino il nostro simbolico.
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